Mi è stato chiesto da più parti di fare un po’ di chiarezza sull’insegnamento del Reiki.

Premesso che non desidero giudicare né esprimere opinioni personali su chi insegna o su come si insegna il Reiki, tengo a dire che insegnare il Reiki è, prima di ogni altra cosa, un servizio.

Le qualità di un insegnante di Reiki devono necessariamente essere quelle di una persona aperta al prossimo, disponibile, accogliente, sensibile.

Insegno Reiki da vent’anni ed ho cercato sempre di farlo mettendo al primo posto i miei allievi sulla base di un’esigenza profonda che mi viene dal cuore.

Molti allievi, durante il percorso per diventare maestro, mi hanno chiesto di bruciare le tappe, accorciare la strada verso l’insegnamento, a volte solo per entusiasmo, altre volte per pura fretta, nei casi peggiori perché altri maestri “producono” nuovi insegnanti di Reiki in un solo week end.

Per uno come me, col rispetto che ho del Reiki e del messaggio che questa disciplina porta con sé, immaginare un terzo livello insegnato in tre giorni è un’assoluta contraddizione.

Ci vogliono almeno due o tre anni per diventare maestri, per far proprio, oltre a regole e principi ben precisi, uno stile di vita, una vera e propria scelta di vita proiettata verso l’amore per il prossimo e la ricerca di equilibrio interiore.

Vi scrivo questo perché ne sento la necessità, perché il Reiki negli anni è stato frainteso, usato e abusato e per questo molto spesso non compreso.

Il Reiki è solo amore e come tale deve essere insegnato, percepito ed assorbito nel proprio cuore.

Vi scrivo questo perché, in questa terra cosi martoriata dal dolore e dalla guerra, c’è un forte bisogno di pace, di pace vera nei cuori, quella pace che deve vincere sulla paura e regnare sulla Terra.

Vi prego, cercate di imparare il Reiki in maniera rispettosa per questa disciplina, imparate ad amarla e, se mai riceverete il dono di poterla insegnare, non guardate alla quantità dei vostri allievi ma alla qualità del vostro insegnamento e a quella di chi diventerà maestro grazie a voi.

Grazie, grazie, grazie.

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